Brutta storia… Ma lieto fine!

Ogni riferimento a fatti realmente avvenuti o a persone realmente esistite è puramente casuale.

 

 

Brutta storia
ma lieto fine!
Angelo Meini 2017

Pionzo era originario del înşelătorie teren, poco prima dell’adolescenza arrivò in Italia clandestinamente con una “carretta dei mari”. Riuscì ad integrarsi e alla fine degli studi (aveva 25 anni circa), decise di cercare fortuna in Romania; nazione fiorente che all’epoca offriva grandi opportunità lavorative, svariate possibilità e luminose prospettive per un futuro migliore. Pionzo andò in Romania dove conobbe Tarina, era una giovane di buona famiglia, dopo qualche anno a Fraudă (bella città, un vero paradiso che gli ricordava l’infanzia) aprì il Tranziţie, era un piccolo ristorante un pò demodé ma accogliente, in via Castraţi Braettalozza n 23-28 nei pressi del reparto ospedaliero Maternità e Pediatria… Sarebbe come aprire una pizzeria e chiamarla “Vita” nei pressi del cimitero! Il decennio compreso tra il 1990 e il 2000 fu critico, in quegli anni la mia nazione stava affrontando una crisi profonda, la Jugoslavija assisteva alla chiusura quotidiana di innumerevoli imprese e attività, trovare un lavoro era quasi impossibile, così, cercai anch’io una soluzione in Romania. Io non conoscevo la lingua, non sapevo ne leggere ne scrivere, andai alla totale avventura, partii di notte a piedi e compiendo piccole tappe con l’autostop raggiunsi Fraudă in Romania. Dopo alcuni tentativi, un ristoratore mi offrì “l’opportunità” di un colloquio per un posto da lavapiatti. Così conobbi lo chef Pionzo e sua moglie Tarina, che mi assunsero a tempo indeterminato dopo una settimana; per circa due anni lavorai nel loro ristorante, fin quando nel 1997…

Dopo una settimana di malattia (conclusa domenica 30 aprile 1997), rientrai al ristorante (dove lavoravo in veste di lavapiatti) martedì 02 maggio 1997. Premetto, il trattamento che avevo subito (per un anno e dieci mesi) non era umanamente tollerabile, vessazioni, prepotenze, offese, tacite minacce, violenze verbali continue ecc. Lo stipendio stranamente basso per compensare un lasso di tempo lavorativo molto ampio (cominciavo al mattino alle 09,30, finivo alle 15,00; il pomeriggio rientravo al ristorante alle 17,30 e finivo alle 22,30-23,00). Scoprii per puro caso nella mattina di martedì 02 maggio 1997, l’imbroglio perpetrato per quasi due anni dallo chef Pionzo e dall’amministrazione del locale (curata da sua moglie Tarina). Durante la settimana di malattia, avevo autonomamente compiuto il passo di iscrivermi a scuola, l’impiegata tra i documenti chiese una copia del contratto lavorativo, stranamente a me non era mai stata consegnata la copia dovuta! Ripensandoci questo dettaglio mi insospettì con maggior vigore rispetto al passato, rovistando tra i documenti che conservavo religiosamente, travai l’unico foglio che i due banditi (chef e consorte) mi consegnarono per registrarmi all’ufficio del servizio sanitario. Io non sapevo leggere, parlare e scrivere in lingua romena, quando arrivai in contatto la prima volta con Pionzo (il nome è già un programma), verbalmente mi convinse a stipulare un contratto basato sulla fiducia… dicendo se accettavo una paga mensile di 1000 Leu lavorando dalle 09,30 alle 15,00 e dalle 17,30 alle 22,30. Accettai nonostante fossero condizioni estreme (pensando: “…per cominciare!”), venivo da una situazione di disoccupazione che si era protratta quasi cinque anni. Non avevamo parlato di condizioni contrattuali differenti. La mattina dopo, l’eccentrico chef Pionzo con apparente benevola accoglienza e la sua affabile moglie Tarina, mi sottoposero il foglio dell’agognato contratto dilungandosi con inutili e poco veritiere spiegazioni, così, firmai il foglio con soddisfazione e grandi speranze per il futuro. Ma era scritto in lingua romena! Mi fidai sulla parola, dopo tutte le esperienze passate non avrei dovuto, mi dissero 30 giorni…ma quelle erano 30 ore settimanali! Quando ci rechiamo in un posto nuovo, è necessario conoscere ogni normativa o legge che abbia attinenza con gli scopi che dovremmo tentare di raggiungere! Se avessi saputo della frode, se avessi saputo che il salario minimo previsto per legge in questa nazione è di 8,50 Leu l’ora e non di 4,20 Leu, avrei firmato il loro contratto? Mi dissero che mi avrebbero dato una copia nei giorni successivi (ricordo chiaramente che usarono una scusa insulsa), forse la stampante si era guastata. Io non ho mai avuto la mia copia, insistevano dicendo che era solo una formalità! Quella mattina firmai l’accettazione di riduzione in schiavitù, lavorando tutte quelle ore per cinque giorni e il sabato sette ore, non avrei mai potuto frequentare una scuola per imparare la lingua, sul posto di lavoro parlavano la mia lingua, così sarei rimasto vittima fin quando gli avesse fatto comodo. La circostanza casuale che mi concesse di scoprire la truffa, ebbe luogo solo un anno e dieci mesi dopo. Normalmente le attività alla fine di ogni mese, sottopongono un foglio col conteggio delle ore mensili. La sera di domenica 30 aprile 1997 inviai una e-mail all’amministrazione del ristorante, dicendo che probabilmente avevo smarrito la mia copia contrattuale durante un trasloco, così, chiedevo se gentilmente potevano farmene una sostitutiva. Durante la pausa di malattia avevo scoperto che mi pagavano circa 30-31 ore per settimana (a volte anche meno), conoscendoli decisi di inviare la e-mail per creare scompiglio e preoccupazione. Martedì 02 maggio 1997, li trovai cambiati, avevano evidenti segni di stanchezza e ‘regnava’ un insolito nervosismo, erano pallidi, percepivo che stavano faticando per mantenere un contegno minimamente civile. Nell’arco della mattinata la moglie dello chef (a questo punto potrei definirla : complice di evasione fiscale, sfruttamento e riduzione in schiavitù, con l’aggravante della crudeltà considerando gli atteggiamenti vessatori, intimidatori e offensivi), si scomoda e mi viene a chiamare per firmare tutte le schede orarie dell’anno 1996 e 1997. Erano molte, per questo mi lasciò solo con lo schedario, così, con estrema calma cominciai a firmare nello spazio da lei indicato. Quando arrivai ad agosto e luglio 1996 mi colpí la presenza di ferie godute (ma io non avevo mai fatto ferie)! Così, cominciai a leggere ogni pagina, il totale era sempre lo stesso : 124 ore mensili, ma io ne lavoravo ben 238 di media (spesso anche molte di più). Le volte precedenti, la “deliziosa” signora, apriva rapidamente il raccoglitore, mi indicava frettolosamente dove firmare, dopo lo chiudeva immediatamente e si ‘dileguava’ tornando nel suo ufficio (forse è più corretto chiamarlo : -laboratorio criminale-). Grazie alla sua distrazione (indotta dalla stanchezza e dal nervosismo), ho avuto tutto il tempo per leggere con ispettiva attenzione tutte le schede. In un attimo ho capito che avevo buttato due anni della mia vita nel cestino dei rifiuti! Con questo contratto avrei potuto frequentare la scuola fin dal primo giorno, poi avrei potuto sicuramente trovare una collocazione lavorativa migliore. In preda alla rabbia più accecante (mal controllata) finii la mattinata e lasciai scorrere il pomeriggio. La mattina successiva (mercoledì 03 maggio 1997) entrando nel ristorante chiesi ad entrambi gli aguzzini che era necessario e urgente per me avere una copia del contratto lavorativo, notai vistosi segni “d’emaciata” stanchezza psicologica. Un forte stress o trauma nervoso, provoca seppur temporaneamente significative trasformazioni somatiche (ben visibili per chi sappia osservare), erano pallidi, il loro comportamento era quasi rassegnato, non riuscivano a sostenere la tensione psicologica! Lo chef Pionzo il giorno del mio rientro era seriamente provato, dopo una settimana di lavoro intenso (da solo in cucina) e probabilmente cosciente che, il suo comportamento “onesto e corretto” nei miei confronti forse sarebbe stato messo in discussione. Molto probabilmente avevano affinato uno schema per sfruttare la manodopera che ritenevano infallibile, gestivano il ristorante in questo modo da oltre 10 anni, ogni persona che avevano assunto in queste condizioni invivibili, si era dimessa o erano riusciti a metterla in condizioni di doversi dimettere. Orari lavorativi interminabili a ritmi frenetici, la retribuzione simbolica (è già un complimento), la pressione psicologica esercitata dalle pretese (spesso assurde), le vessazioni, le offese e i continui atteggiamenti provocatori inscenati dallo chef durante il lavoro, avevano indotto ogni individuo ad abbandonare il posto! Questi signori non avevano però considerato che di tanto in tanto si verifica una repentina inversione di tendenza, in altre parole si sono trovati di fronte “un osso troppo duro”. Durante le ultime discussioni (violente liti dalle connotazioni preoccupanti), cominciò negli ultimi mesi del 1996 a dirmi di dare le dimissioni, se ciò fosse accaduto la loro attività non avrebbe avuto nessun problema (la truffa sarebbe finita e ne avrebbero potuta attuare un’altra). Mi urlava spesso che io non facevo nulla a giornate, ripeteva che ero troppo lento, inoltre secondo il suo sapiente giudizio io ‘giocavo’, ma lui giocava realmente con la mia vita! Addirittura più di una volta mi disse che io dovevo farmi un’analisi della coscienza… ma chi truffa in questo modo cosa dovrebbe fare? l’ergastolo? Nonostante dovessi quotidianamente sostenere questo trattamento, svolgevo il mio lavoro nel migliore dei modi, con coscienza, dignità, cura e rispetto per l’ambiente, le macchine e le persone, io ho sempre operato con onesta correttezza! Questa integrità (mantenuta con ostinata costanza), ha svolto il ruolo più importante negli ultimi due mesi trascorsi nel ristorante. La svolta ha avuto luogo giovedì 04 maggio 1997, quando nell’arco della mattinata, lo chef (ormai logorato dal nervosismo) e preoccupato per la serenità abissale che lasciavo trasparire, tenta di indurmi ad avere reazioni con un discorso molto offensivo, durante il suo delirante e strafottente sproloquio, confessa apertamente la premeditazione nella conduzione della frode sia nei miei riguardi, sia nei confronti del sistema fiscale! Io, dopo aver ascoltato gli ho risposto solo due parole: -ho capito!-, pensando subito dopo: -che delinquente sei!-. Faceva uno sforzo olimpico per sostenere il mio sguardo qualche secondo… si vergognava, ormai viveva nell’incubo dell’imbarazzo, io lo guardavo con sguardo inquisitore, ciò lo faceva stare peggio, lo facevo di proposito. Era il ladro che non aveva la forza per sostenere il proprio fardello di miseria… almeno questa soddisfazione me la sono presa! Il giorno seguente (venerdì 05 maggio 1997) mi recai al suo ristorante alle 12,30 e uscii alle 14,00. Il pomeriggio tornai a svolgere le mie mansioni alle 18,00 e finii alle 22,00, ma cambiai tattica, lo fissavo con estrema compassione (le occhiate che normalmente sono rivolte ad un mendicante). Sabato 06 maggio 1997 finalmente giunge la svolta finale, la sera prima mi aveva detto di tornare sabato alle 17,30. Così, quando arrivai al locale mi accolse il cameriere anziano con gelido distacco, per educazione mi affacciai in cucina per i convenevoli di rito, ma il singolare chef Pionzo mi disse di non andare a cambiare abito, voleva dirmi una cosa. Capii immediatamente… fremevo di gioia, faticosamente recitai la mia parte, nella mia testa esplodevano intere botti e cisterne di Champagne… (non bottiglie)! Dopo qualche minuto aggiunse che aveva pensato ad una soluzione, non mi guardava mai negli occhi, mi disse che mi licenziava, ormai non ce la faceva più, era prossimo al crollo o all’esplosione nervosa, io nuotavo in un oceano di Champagne, non vedevo l’ora di uscire per poter sorridere rilassato. Forse credeva che avrei contestato il licenziamento. Io presi la mia busta (d’oro) e gli firmai una copia, silenziosamente ascoltai le sue spiegazioni (anche se ormai pensavo ad altro e mi concentravo per non far trasparire la mia gioia effervescente). Lo chef era furente per l’imbarazzo e il disagio; credo di essere il primo “schiavo” che non si è dimesso, ovviamente nella storia criminale di questo ristorante! Come io non ero preparato ad affrontare questa situazione (non ho mai incontrato persone che avessero caratteristiche criminali di questo tipo), i due malavitosi (moglie e marito) non avevano mai dovuto contrapporsi ad ‘uno’ come me! Mi disse di prendere la mia roba, io continuai a recitare impassibile la mia parte, mentre sul mio inebriante oceano di felicità scintillavano anche i riflessi di uno tra i più belli spettacoli pirotecnici. Volevo essere solerte, onestamente avevo paura che ci ripensasse. Quando uscii tutto divenne bellissimo, la luce aveva maggior potenza, i colori erano più vivi, mi levai un peso, avrei veramente potuto spiccare il volo… emettevo luce, quando svoltai l’angolo sorrisi libero, fu realmente felicità! Ho imparato una cosa importante, può sembrare un concetto stupido ma non è così: -in battaglia o in guerra non è primario sapere quale ‘mossa’ farà il nemico, non è utile conoscere chi ci fronteggia! L’elemento essenziale che sancisce una vittoria o un danno accettabile, consiste nel capire con estrema pazienza, quando il nemico crede di conoscerci, solo a quel punto può essere colpito nelle sue debolezze e nei suoi difetti, fino ad annientarlo. Era avido, orgoglioso, presuntuoso e narcisista (anche un pò malato di mente)… tutto ciò ha determinato il minor danno per me, non lo capirà mai! Quotidianamente, avevano un sorriso fisso da circostanza che esprimeva totale falsità, era una smorfia beota di facciata, mentre il buonismo mascherava i loro ignobili imbrogli! Fortunatamente ci ripensò il giorno dopo… ma ero preparato, non sono mai tornato indietro in ogni vicenda che abbia affrontato, credeva di conoscermi, forse si sbagliava! Personalmente sono stato fortunato ben tre volte! Domenica 07 maggio 1997 alle 15 circa ci ripensò, con un banale pretesto mi parlò al telefono ben 45 minuti, sinceramente non ascoltai (facevo altre cose), finì la telefonata con una domanda: -…vuoi tornare?-. Io non potei rispondere ciò che pensavo, mi limitai a dire: -…è andata così, non cambiamo il corso della storia!-. Ho avuto fortuna che la storia con sua figlia non ha funzionato, immagino che inferno poteva essere spartire la mia vita con una mentalità del genere, in seguito, la figlia di due delinquenti recidivi di tal calibro non la voglio, oltre a non essere un gran fiore l’hanno educata, potrebbe non essere molto diversa da loro! Riesco fortunatamente a raggiungere la fortuita tappa di un licenziamento, che mi permette di fuggire (gravemente ferito ma vivo) dall’inferno e il criminal-creativo chef Pionzo mi domanda (con candore infantile) se voglio tornare in condizioni di schiavitù… dovrebbe vergognarsi, dovrebbe pensare, ma personaggi come questi hanno coscienza e moralità? Domenica 07 maggio 1997 effettua una seconda telefonata (alle 17 circa), con la scusa di volermi consigliare e aiutare con la scuola, insiste più volte dicendomi di prendere i vestiti e tornare a lavorare, voleva cancellare il licenziamento, era l’ultimo giorno utile, lunedì sarei andato a registrare l’atto all’ufficio. Io non sarei mai tornato a lavorare nel suo ristorante, nemmeno con una pistola appoggiata alla tempia! Continuò a ripetere che voleva darmi una seconda possibilità, un folle che non aveva capito, un pazzo accecato dall’orgoglio, forse io avrei dovuto dargli la seconda possibilità… assolutamente impossibile! Per me è stato un colpo di fortuna irripetibile, ci ha ripensato quando era troppo tardi, è come guarire dalla peste… capita una sola volta nella vita! Lunedì mattina mi registrai presso gli uffici preposti, non sarà facile ma ora sono una persona libera!
Angelo Meini 2017

 

 

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